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Accesso e servizi

Sede: Fondazione Guglielmo Marconi, via de’ Celestini 1, 40037 Sasso Marconi (Bologna)

Orario: dal lunedì al venerdì, ore 10-16

Accesso: libero

Servizi: consultazione in sede, fotoriproduzione, informazioni e consulenze

 

Contatti e info: indirizzare una richiesta a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
specificando la motivazione nonché il giorno o periodo in cui si vorrebbe accedere ai servizi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   

 

 

Archivio storico

Nel corso dei decenni, la Fondazione Marconi ha acquisito una serie di fondi e/o raccolte che sono andati ad aggiungersi all'Archivio istituzionale della Fondazione stessa, conservato a Villa Griffone. Di quest'ultimo come degli altri fondi/raccolte è possibile consultare l'inventario (accompagnato da una breve descrizione) utilizzando il menu a lato.

La Fondazione Marconi ha inoltre avviato un impegnativo programma di ricerca, coinvolgendo archivi italiani e stranieri, al fine di raccogliere in un unico archivio virtuale elettronico la documentazione marconiana esistente.

Primo passo in questa direzione è stata la redazione di un censimento delle fonti marconiane, che ha portato all’individuazione dei principali archivi nei quali è presente tale ricchissima documentazione.

La lunga carriera di Marconi, caratterizzata da molteplici spostamenti, e la dislocazione delle sue attività imprenditoriali in molti continenti, fa sì che documenti marconiani siano presenti in molte parti del mondo. Per il momento ci si è limitati a prendere in considerazione i due Paesi più importanti, Italia e Inghilterra.

 

L’Archivio Marconi all’Accademia dei Lincei

L’Archivio Marconi, conservato presso l’Accademia dei Lincei di Roma e corredato da un inventario redatto nel 1993 da Giovanni Paoloni, è composto di due parti nettamente distinte.

La Parte I della documentazione (“Carte di Guglielmo Marconi 1931-1937”) è stata donata nel 1973 da Giovanni Battista Marini Bettòlo Marconi, socio dell’Accademia dei Lincei, il cui padre adottivo, Umberto Marconi, fu segretario particolare di Guglielmo Marconi dal 1930 al 1937 (mutando il cognome in Di Marco).

È composta di otto serie, prevalentemente di carteggio, per un totale di 36 buste:

I : Corrispondenza con persone (408 corrispondenti)
II : Corrispondenza con enti, società, giornali (223 corrispondenti)
III : Attività accademica, scientifica e politica (1930-1937)
IV : Ritagli stampa
V : Affari dello yacht “Elettra”
VI : Contabilità privata e fornitori (1930-1937)
VII : Miscellanea (anonimi, telegrammi, ammiratori, supplicanti, commendatizie, morte di Guglielmo Marconi etc.) (1932-1937)
VIII : Archivio fotografico

La Parte II (“Carte di Giuseppe Marconi”, deposito ex Accademia d’Italia) era contenuta in una cassa rintracciata nel 1993 da Giovanni Paoloni alla Farnesina, sede dell’Accademia d’Italia, il quale nello stesso anno ne redasse l’inventario, che ci fornisce alcune importanti notizie.

Si trattava di otto pacchi con la scritta “Documentazione di G. Marconi” (G. = Giuseppe, non Guglielmo). Il materiale era suddiviso in due gruppi (A e B): tale suddivisione è stata mantenuta in sede di ordinamento; il gruppo A è costituito dal materiale d’archivio contenente notizie riguardanti Guglielmo, mentre il gruppo B è costituito dal resto della documentazione paterna, inclusi alcuni registri di amministrazione delle proprietà Marconi risalenti al nonno di Guglielmo, Domenico. Secondo Paoloni, autore di questo riordinamento è stato il segretario particolare di Marconi, Umberto di Marco, presumibilmente in base a indicazioni ricevute da Guglielmo stesso: infatti, benché non sia stato possibile per il momento trovare alcuna documentazione sulle ragioni della presenza di questi materiali tra le carte della ex Accademia d’Italia, vari indizi fanno ritenere che esso sia stato lì depositato dall’inventore negli anni in cui ne fu presidente, perché vi fosse riordinato e custodito.

Alla luce di nuova documentazione, conservata in copia presso la Fondazione Marconi di Pontecchio, queste affermazioni devono essere in parte riviste.

Se le vicende archivistiche legate alla parte prima dell’archivio sono semplici, lineari e ben conosciute, quelle relative alla parte seconda sono decisamente più oscure.

Al momento del ritrovamento della cassa di documenti da parte di Paoloni, nulla si sapeva sui motivi della presenza di quel materiale.

Ci viene in soccorso un prezioso dossier dattiloscritto conservato presso l’archivio della Fondazione Marconi e intitolato “Carteggio relativo al trasferimento da Villa Griffone alla Reale Accademia d’Italia di una cassa di documenti marconiani (1940-1941)”.

Si tratta di una raccolta di documenti in fotocopia, non ordinati cronologicamente, di 94 pagine, che aiutano a ricostruire quella vicenda che ebbe inizio nell’estate del 1940. Guglielmo era dunque morto da tre anni, mentre nel 1938 era stata costituita la Fondazione Marconi, e suo primo presidente nominato era Luigi Federzoni.

Il 3 luglio 1940 una visita del soprintendente Salerno nella bottega di un antiquario di Casalecchio di Reno, Duilio Moleterni, portò al rinvenimento di carte, documenti, stampati, quadri, ritratti, mobili «di provenienza Marconi», presenti sia a Villa Griffone sia in mano a diverse persone: l’avvocato Mario Jacchia (legale degli eredi Marconi), Enrico Franceschini di Pontecchio e il Moleterni stesso. Ne seguì il fermo intimato dalla Sovrintendenza Bibliografica e artistica e successivi contatti e lettere che naturalmente coinvolsero la Fondazione Marconi.

La Soprintendenza bibliografica compì un’accurata ricognizione della documentazione recuperata, nel corso della quale «di tutto il materiale preso in esame sono state composte due sezioni».

Questo il contenuto delle casse:

  • libri a stampa e riviste specialmente inglesi, quasi tutte di oltre cinquanta anni addietro e di nessun interesse;

  • una notevole quantità di registri di contabilità e di cassa riferentisi sia a gestione d’affari commerciali e industriali della Casa Marconi (1860-1864) sia all’amministrazione delle terre e dei fondi rustici appartenenti alla famiglia (1871-1896) sia alle spese giornaliere della medesima;

  • molti mazzi di lettere d’affari, dirette a Luigi Marconi (1861-1863), altre numerose indirizzate a Giuseppe Marconi, padre di Guglielmo, in parte pure d’affari, in parte di carattere famigliare. Tra queste ultime sono in prevalenza quelle mandategli dalla moglie Annetta dall’Inghilterra circa il 1870, dalle residenze invernali ed estive di Firenze, Livorno, Porretta, ecc. dal 1876 al 1890, e di nuovo dall’Inghilterra verso il 1900;

  • pochi quadernetti e foglietti con disegni di figure geometriche o con appunti di chimica e fisica, che probabilmente sono di mano di Guglielmo Marconi in età giovanile (probabilmente perché potrebbero anche appartenere al fratello Alfonso, di lui maggiore); alcuni ritratti di famiglia e qualche rara carta o documento che si riferisce indirettamente alla scoperta di Marconi.

Federzoni richiese l’autorizzazione al Soprintendente per il ritiro dallo stesso antiquario di «detti cimeli e documenti» che, a quel momento, si trovavano ancora a Casalecchio.

Così, in una lettera datata 4 novembre 1940, Federzoni riassume la situazione:

Ho definito, credo nel miglior modo possibile, date le circostanze, la controversia col sig. Moleterni. È risultato con sufficiente chiarezza che questi vendette soltanto la lettera di Marconi al padre, che io ho potuto recuperare come grazioso dono dell’acquirente. D’accordo col cav. Ducati ho dato disposizioni al Sovrintendente Bibliografico perché le altre carte assoggettate al vincolo siano consegnate alla Fondazione, e per essa al medesimo cav. Ducati. La verità è che il saccheggio delle carte custodite nella villa di Pontecchio avvenne prima dell’apparizione di Moleterni e della costituzione della Fondazione; probabilmente, anzi, prima della morte stessa di Marconi.

Si decise poi di spedire a Roma i documenti e i cimeli sopraddetti affinché i famigliari di Marconi potessero prendere visione del materiale e prelevarne solo quello di interesse esclusivamente personale e familiare. Il tutto arrivò a Roma nel gennaio 1941: la cassa pervenne a Luigi Federzoni, presso l’Accademia d’Italia.

Il 5 febbraio dello stesso anno, «alle ore 16, in una sala della Reale Accademia d’Italia (Lungotevere Farnesina, 10, Roma)», «allo scopo di procedere all’apertura di una cassa inviata dalla Sopraintendenza Bibliografica di Bologna», si riunirono: Domenico Fava (Soprintendente bibliografico, per incarico del Ministero dell’Educazione Nazionale), l’avvocato Giuseppe Fuschini (in rappresentanza dei marchesi Giulio, Degna e Gioia Marconi), l’avvocato Serafino Cerulli (in rappresentanza della marchesa Maria Cristina Marconi) e Achille Mantovani (della Reale Accademia d’Italia, in rappresentanza della Fondazione Marconi).

Il verbale della riunione così riporta:

Aperta la cassa, si sono rinvenuti cinque scatoloni e un pacco contenenti carte, stampe e documenti appartenenti al defunto Guglielmo Marconi, provenienti dalla sua Villa di Pontecchio nel comune di Sasso Marconi. Dopo un esame sommario i cinque scatoloni e il pacco sono stati rimessi nella cassa, e la cassa stessa è stata nuovamente chiusa e piombata. I presenti hanno convenuto nell’opportunità che l’esame delle carte delle stampe e dei documenti prosegua, alla loro presenza, in giorni successivi, da destinarsi.

La Relazione di de Januario è una accuratissima descrizione della parte seconda dell’Archivio Marconi (“Carte di Giuseppe Marconi: Deposito ex Accademia d’Italia; scatole 37-49”).

Le carte furono suddivise in due gruppi: A e B. Il primo conteneva “Documenti che possono interessare la Fondazione Marconi”; il secondo “Documenti relativi ad argomenti che non hanno interesse per la Fondazione Marconi”.

Più nel dettaglio:

GRUPPO A

Fasc. 1 Lettere, appunti ed altri scritti di Guglielmo Marconi, sue pagelle scolastiche ecc.
Fasc. 2 Lettere dei familiari di Guglielmo Marconi con particolari circa la sua vita e la sua attività fino al 1903
Fasc. 3 Giornali, riviste, pubblicazioni varie contenenti resoconti o accenni agli esperimenti di Guglielmo Marconi
Fasc. 4 Lettere di personalità ed Enti vari, di parenti ed amici della famiglia Marconi
Fasc. 5 Spese sostenute da Giuseppe Marconi per gli esperimenti del figlio Guglielmo e per il mantenimento in Inghilterra nel 1896-97 – Compravendita di azioni della Società Marconi-Wireless – Documenti riflettenti taluni aspetti della vita civile e privata e il carattere di Giuseppe Marconi
Fasc. 6 Dati relativi alla Villa Griffone
Fasc. 7 Fotografie di Guglielmo Marconi e di persone di famiglia

GRUPPO B

Amministrazione e contabilità delle aziende agricole e domestiche

Atti legali
Corrispondenza di varie epoche
Giornali, riviste, orari ferroviari, linee di navigazione, indirizzi di Ditte, publicazioni
Fotografie
Varie

Con questa dettagliatissima Relazione, che contiene i regesti di buona parte delle carte, la documentazione si interrompe.

Tutta quella documentazione marconiana, allora di proprietà della Fondazione Marconi, non venne più restituita, e rimase per un cinquantennio nei sotterranei dell’Accademia d’Italia, fino al ritrovamento di Paoloni del 1993.

 

I Marconi Archives di Oxford

Se il principale archivio marconiano italiano è quello dei Lincei, senza alcun dubbio il più importante complesso archivistico relativo a Marconi e alle sue attività è, anche in termini di consistenza quantitativa, quello che si conserva a Oxford, presso la Bodleian Library della prestigiosa Università inglese.

Nel dicembre del 2004, dopo che per mesi era stato ventilato il rischio di un fatale smembramento, la Marconi Corporation plc ha donato l’archivio all’Università di Oxford.

Nel 2008 è stato eseguito l’inventario dell’intero, imponente archivio, e messo in rete, per la gioia dei ricercatori. In realtà non fu donato solo l’archivio ma l’intera “Marconi Collection”, comprendente anche un notevole numero di oggetti, ora nel Museo di Storia della Scienza della stessa Università.

La Bodleian Library ha inoltre, contestualmente, acquisito un importante sito web – www.marconicalling.co.uk creato nel 2001 – nel quale erano stati digitalizzati una parte dei documenti: archivio digitale che seleziona parte della Marconi Collection (e la mette a disposizione in formato digitale) e si concentra sui primi 50 anni del wireless, dal 1896 al 1946. Esso copre un’importante sezione rappresentativa dei primi equipaggiamenti e esperimenti e contiene un’ampia collezione di documenti, circa 700 fotografie e 500 pezzi di “ephemera”.

Gli imponenti Marconi Archives, che comprendono oltre 4400 unità archivistiche, contengono documentazione a partire dall’arrivo di Marconi in Inghilterra (1896) fino alla fine del secolo successivo. Le serie più propriamente “marconiane” sono solo tre, ma estremamente ricche (da sole rappresentano circa la metà dell’intero archivio, mentre per la visione dell’intero inventario si rimanda al sito della Bodleian Library).

Come si può leggere nell’inventario, i Marconi Archives comprendono gli archivi della Marconi Wireless Telegraph Company Ltd., della Marconi International Marine Communication Company Ltd., della English Electric Company Ltd., della Metropolitan-Vickers Electrical Company Ltd., della British Thomson-Houston Company Ltd., Associated Electrical Industries Ltd., della General Electric Company plc e altre compagnie associate; insieme con le carte personali di Guglielmo Marconi (1874-1937), “electrical engineer”, e Hugo Hirst (1863-1943), uomo d’affari.

   

 

 

 

Fondo Catania Meucci

Gli eredi dell’ing. Basilio Catania hanno donato alla Fondazione Marconi l’importante archivio Catania Meucci. La donazione è stata resa pubblica durante una conferenza stampa tenutasi presso il Rettorato dell'Università di Bologna il 7 novembre 2012.

L’archivio contiene tutte le carte note e quelle non ancora divulgate che permisero all’ing. Catania di ottenere dalla Corte Suprema degli Stati Uniti d’America la riabilitazione completa dello studioso italiano, che fu dunque dichiarato «inventore del telefono».

Si è così portato a compimento il disegno avviato da Marconi stesso, che per primo sollevò la questione della paternità dell’invenzione del telefono a livello internazionale, sostenendo l’opera di Meucci. Per ricordare tutte queste vicende è stata allestita nelle sale del Museo Marconi a Villa Griffone una apposita postazione.

Il vasto archivio è ora a disposizione degli studiosi presso la Fondazione Marconi, nella sede distaccata di Mongardino, dove è stato ricostruito l’intero studio di Basilio Catania (che fu anche ricercatore di grande spessore: si è occupato di comunicazioni ottiche e ha svolto studi profondi sul concetto di informazione). L’Università di Bologna sta predisponendo un programma di analisi e valorizzazione di questo importante materiale, che ha già suscitato l’interesse di molti ricercatori stranieri.

 

Basilio Catania


 

 

 

   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fondi e inventari

Nel menu a lato sono elencati i Fondi appartenenti alla Fondazione Marconi nonché i Fondi Marconi Archives e CNR, di cui si è redatto l'inventario.
 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fondo Eugenio Jacchia

Questo piccolo fondo è costituito da 29 lettere (+ 2 allegati) dattiloscritte con firma autografa di Guglielmo Marconi, inviate dallo stesso Marconi allo Jacchia, suo avvocato.

Gli estremi cronologici sono: 23/2/1921 - 10/7/1936.

Le lettere riguardano prevalentemente la gestione della tenuta di Pontecchio, curata dall'avvocato.

Provengono da una donazione fatta alla Fondazione Guglielmo Marconi nel marzo 2009 da un erede, Piero Olivo, Preside della Facoltà di Ingegneria dell'Università di Ferrara (Eugenio era il nonno della madre).

Giancarlo dalle Donne ha redatto l'inventario del Fondo. pdf_button

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   

 

 

 

 

 

 



Emile Girardeaugirardeau

Marconi credette nelle onde corte prima di tutti, prima dei tecnici, prima dei dilettanti; e non smise mai di dedicarvisi mentre nessuno se ne curava.



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