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L’Archivio storico è parte integrante del patrimonio della Fondazione Guglielmo Marconi. Si caratterizza per il recupero, la descrizione e la valorizzazione delle fonti relative alla vita e all’attività di Guglielmo Marconi, sia acquisendo materiale documentario relativo, attraverso acquisti e donazioni, sia attraverso la messa in rete delle fonti marconiane (inventari e documenti digitali) possedute da istituti culturali italiani e stranieri.
Un primo nucleo documentario era costituito dalle “Carte di Giuseppe Marconi” (parte dell’Archivio Marconi), fondo del quale, anche se non più presso la Fondazione Marconi ma attualmente all’Accademia dei Lincei, vengono di seguito ricostruite le vicende e descritti i contenuti, in quanto si tratta del più importante archivio marconiano presente in Italia.
L’Archivio Marconi, conservato presso l’Accademia dei Lincei di Roma e corredato da un inventario redatto nel 1993 da Giovanni Paoloni, è composto di due parti nettamente distinte.
La prima parte della documentazione (“Carte di Guglielmo Marconi 1931-1937”) è stata donata nel 1973 da Giovanni Battista Marini Bettòlo Marconi, socio dell’Accademia dei Lincei, il cui padre adottivo, Umberto Marconi, fu segretario particolare di Guglielmo Marconi dal 1930 al 1937 (mutando il cognome in Di Marco).
La seconda parte (“Carte di Giuseppe Marconi”, deposito ex Accademia d’Italia) era contenuta in una cassa rintracciata nel 1993 da Giovanni Paoloni alla Farnesina, sede dell’Accademia d’Italia. Paoloni nello stesso anno ne redasse l’inventario, che fornisce alcune importanti notizie.
Si trattava di otto pacchi con la scritta “Documentazione di G. Marconi” (G. = Giuseppe, non Guglielmo). Il materiale era suddiviso in due gruppi (A e B): tale suddivisione è stata mantenuta in sede di ordinamento; il gruppo A è costituito dal materiale d’archivio contenente notizie riguardanti Guglielmo, mentre il gruppo B è costituito dal resto della documentazione paterna, inclusi alcuni registri di amministrazione delle proprietà Marconi risalenti al nonno di Guglielmo, Domenico. Secondo Paoloni
autore di questo riordinamento è stato il segretario particolare di Marconi, Umberto di Marco, presumibilmente in base a indicazioni ricevute da Guglielmo stesso: infatti, benché non sia stato possibile per il momento trovare alcuna documentazione sulle ragioni della presenza di questi materiali tra le carte della ex Accademia d’Italia, vari indizi fanno ritenere che esso sia stato lì depositato dall’inventore negli anni in cui ne fu presidente, perché vi fosse riordinato e custodito.
Alla luce di nuova documentazione, conservata in copia presso la Fondazione Marconi di Pontecchio, queste affermazioni devono essere in parte riviste.
Se le vicende archivistiche legate alla parte prima dell’archivio sono semplici, lineari e ben conosciute, quelle relative alla parte seconda sono decisamente più oscure.
Al momento del ritrovamento della cassa di documenti da parte di Paoloni, nulla si sapeva sui motivi della presenza di quel materiale.
Ci viene in soccorso un prezioso dossier dattiloscritto conservato presso l’archivio della Fondazione Marconi e intitolato “Carteggio relativo al trasferimento da Villa Griffone alla Reale Accademia d’Italia di una cassa di documenti marconiani (1940-1941)”.
Si tratta di una raccolta di documenti in fotocopia, non ordinati cronologicamente, di 94 pagine, che aiutano a ricostruire quella vicenda che ebbe inizio nell’estate del 1940. Guglielmo era dunque morto da tre anni, mentre nel 1938 era stata costituita la Fondazione Marconi, e suo primo presidente nominato era Luigi Federzoni.
Il 3 luglio 1940 una visita del soprintendente Salerno nella bottega di un antiquario di Casalecchio di Reno, Duilio Moleterni, portò al rinvenimento di carte, documenti, stampati, quadri, ritratti, mobili «di provenienza Marconi», presenti sia a Villa Griffone sia in mano a diverse persone: l’avvocato Mario Jacchia (legale degli eredi Marconi), Enrico Franceschini di Pontecchio e il Moleterni stesso. Ne seguì il fermo intimato dalla Sovrintendenza Bibliografica e artistica e successivi contatti e lettere che naturalmente coinvolsero la Fondazione Marconi.
La Soprintendenza bibliografica compì un’accurata ricognizione della documentazione recuperata, nel corso della quale «di tutto il materiale preso in esame sono state composte due sezioni».
Questo il contenuto delle casse:
- Libri a stampa e riviste specialmente inglesi, quasi tutte di oltre cinquanta anni addietro e di nessun interesse;
- Una notevole quantità di registri di contabilità e di cassa riferentisi sia a gestione d’affari commerciali e industriali della Casa Marconi (1860-1864) sia all’amministrazione delle terre e dei fondi rustici appartenenti alla famiglia (1871-1896) sia alle spese giornaliere della medesima;
- Molti mazzi di lettere d’affari, dirette a Luigi Marconi (1861-1863), altre numerose indirizzate a Giuseppe Marconi, padre di Guglielmo, in parte pure d’affari, in parte di carattere famigliare. Tra queste ultime sono in prevalenza quelle mandategli dalla moglie Annetta dall’Inghilterra circa il 1870, dalle residenze invernali ed estive di Firenze, Livorno, Porretta, ecc. dal 1876 al 1890, e di nuovo dall’Inghilterra verso il 1900;
- Pochi quadernetti e foglietti con disegni di figure geometriche o con appunti di chimica e fisica, che probabilmente sono di mano di Guglielmo Marconi in età giovanile (dico probabilmente perché potrebbero anche appartenere al fratello Alfonso, di lui maggiore); alcuni ritratti di famiglia e qualche rara carta o documento che si riferisce indirettamente alla scoperta di Marconi.
Federzoni richiese l’autorizzazione al Soprintendente per il ritiro dallo stesso antiquario di «detti cimeli e documenti» che, a quel momento, si trovavano ancora a Casalecchio.
Così, in una lettera datata 4 novembre 1940, Federzoni riassume la situazione:
Ho definito, credo nel miglior modo possibile, date le circostanze la controversia col sig. Moleterni. È risultato con sufficiente chiarezza che questi vendette soltanto la lettera di Marconi al padre, che io ho potuto recuperare come grazioso dono dell’acquirente. D’accordo col cav. Ducati ho dato disposizioni al Sovrintendente Bibliografico perché le altre carte assoggettate al vincolo siano consegnate alla Fondazione, e per essa al medesimo cav. Ducati. La verità è che il saccheggio delle carte custodite nella villa di Pontecchio avvenne prima dell’apparizione di Moleterni e della costituzione della Fondazione; probabilmente, anzi, prima della morte stessa di Marconi.
Si decise poi di spedire a Roma i documenti e i cimeli sopraddetti affinché i famigliari di Marconi potessero prendere visione del materiale e prelevarne solo quello di interesse esclusivamente personale e familiare. Il tutto arrivò a Roma nel gennaio 1941: la cassa pervenne a Luigi Federzoni, presso l’Accademia d’Italia.
Il 5 febbraio dello stesso anno, «alle ore 16, in una sala della Reale Accademia d’Italia (Lungotevere Farnesina, 10, Roma)», «allo scopo di procedere all’apertura di una cassa inviata dalla Sopraintendenza Bibliografica di Bologna», si riunirono: Domenico Fava (Soprintendente bibliografico, per incarico del Ministero dell’Educazione Nazionale), l’avvocato Giuseppe Fuschini (in rappresentanza dei marchesi Giulio, Degna e Gioia Marconi), l’avvocato Serafino Cerulli (in rappresentanza della marchesa Maria Cristina Marconi) e Achille Mantovani (della Reale Accademia d’Italia, in rappresentanza della Fondazione Marconi).
Il verbale della riunione così riporta:
Aperta la cassa, si sono rinvenuti cinque scatoloni e un pacco contenenti carte, stampe e documenti appartenenti al defunto Guglielmo Marconi, provenienti dalla sua Villa di Pontecchio nel comune di Sasso Marconi. Dopo un esame sommario i cinque scatoloni e il pacco sono stati rimessi nella cassa, e la cassa stessa è stata nuovamente chiusa e piombata. I presenti hanno convenuto nell’opportunità che l’esame delle carte delle stampe e dei documenti prosegua, alla loro presenza, in giorni successivi, da destinarsi.
La Relazione di de Januario è una accuratissima descrizione della parte seconda dell’Archivio Marconi (“Carte di Giuseppe Marconi: Deposito ex Accademia d’Italia; scatole 37-49”).
Le carte furono suddivise in due gruppi: A e B. Il primo conteneva “Documenti che possono interessare la Fondazione Marconi”; il secondo “Documenti relativi ad argomenti che non hanno interesse per la Fondazione Marconi”.
Più nel dettaglio:
GRUPPO A
- Fasc. 1 Lettere, appunti ed altri scritti di Guglielmo Marconi, sue pagelle scolastiche ecc.
- Fasc. 2 Lettere dei familiari di Guglielmo Marconi con particolari circa la sua vita e la sua attività fino al 1903
- Fasc. 3 Giornali, riviste, pubblicazioni varie contenenti resoconti o accenni agli esperimenti di Guglielmo Marconi
- Fasc. 4 Lettere di personalità ed Enti vari, di parenti ed amici della famiglia Marconi
- Fasc. 5 Spese sostenute da Giuseppe Marconi per gli esperimenti del figlio Guglielmo e per il mantenimento in Inghilterra nel 1896-97 – Compravendita di azioni della Società Marconi-Wireless – Documenti riflettenti taluni aspetti della vita civile e privata e il carattere di Giuseppe Marconi
- Fasc. 6 Dati relativi alla Villa Griffone
- Fasc. 7 Fotografie di Guglielmo Marconi e di persone di famiglia
GRUPPO B
Amministrazione e contabilità delle aziende agricole e domestiche
- Atti legali
- Corrispondenza di varie epoche
- Giornali, riviste, orari ferroviari, linee di navigazione, indirizzi di Ditte, publicazioni
- Fotografie
- Varie
Con questa dettagliatissima Relazione, che contiene i regesti di buona parte delle carte, la documentazione si interrompe.
Tutta quella documentazione marconiana, allora di proprietà della Fondazione Marconi, non venne più restituita, e rimase per un cinquantennio nei sotterranei dell’Accademia d’Italia, fino al ritrovamento di Paoloni del 1993.
È in programma il riordino, l’inventariazione e la valorizzazione dell’Archivio Storico della Fondazione (dal 1938 al 1981), comprendente documenti riferibili sia alla amministrazione corrente, sia alla testimonianza dei rapporti intrattenuti con enti e studiosi ai fini di promuovere ed incoraggiare le ricerche relative alle radio-comunicazioni.
È stata recentemente eseguita l’inventariazione del fondo Trumpy, acquisito grazie alla donazione degli eredi: si tratta di materiale storico di notevole interesse, testimonianza del lavoro svolto con Marconi e presso le Officine Marconi rispettivamente da parte di Rodolfo Trumpy e del figlio Walter.
È stato recentemente acquisito il fondo Paresce, costituito dalla sola serie “Corrispondenza” (in copia).
Inoltre è in corso un progetto di ricerca che prevede contatti con archivi italiani e stranieri, ma rivolto anche a collezioni private disposte ad una collaborazione, al fine di individuare una maggiore quantità di materiale marconiano: di tale documentazione la Fondazione Guglielmo Marconi si impegna ad effettuare un censimento e una successiva presentazione sul web, con l’obiettivo di evitare una eccessiva dispersione e frammentazione delle fonti di informazione.
Le prime banche dati, relative all’inventario dei principali fondi dei Marconi Archives di Oxford (custoditi presso la Bodleian Library), saranno a breve disponibili sul portale “Una città per gli archivi”.
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