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Villa Griffone

Quando i bombardamenti aerei e di artiglieria della primavera 1945 ebbero finalmente una sosta - che preludeva l'avanzata degli alleati verso la pianura Padana - i dintorni di Bologna apparivano veramente quali una terra bruciata e deserta. I primi usciti dalla città, che si diressero lungo la via Porrettana, trovarono un unico sconfinato cumulo di rovine e, giunti a Pontecchio, poterono con tristezza constatare che anche la tomba e la casa di Guglielmo Marconi non erano sfuggite all'immane catastrofe. Vennero poi le successive occupazioni di senza tetto e infine i cosiddetti civili completarono lo scempio e il saccheggio, lasciando vuota di ogni cimelio ed arredo quella che era stata la signorile ed accogliente casa di campagna della famiglia Marconi. Ai visitatori che transitavano sulla via Porrettana e sostavano per rendere spontaneo omaggio al grande scienziato, lo stato dei luoghi marconiani a guerra finita dava veramente un senso di amaro abbandono.

La casa paterna di Marconi - che deve il nome di "Griffone" a Margherita Laurenti Torri Griffoni, proprietaria dal 1672 al 1730 - fu donata dai famigliari, alla morte dello scienziato, alla Fondazione Guglielmo Marconi che era stata costituita per tenere vivo il ricordo storico e scientifico del grande bolognese. Le spoglie di Marconi dovevano essere trasferite nel luogo, dove egli aveva trascorso l'infanzia e la giovinezza, «compiendo quegli esperimenti» che avevano dato un imprevedibile impulso agli studi sulle radiocomunicazioni. 
Il Mausoleo, progettato dall'arch. Piacentini, sorse così ai piedi della collina, su cui si eleva la villa ed ivi riposa dal 1941 lo scienziato entro un grande sarcofago in porfido. Purtroppo anche il Mausoleo era stato colpito da numerose bombe di medio calibro, che ne avevano perforato in vari punti la calotta, provocando gravi infiltrazioni d'acqua, che solo nel 1946 fu possibile eliminare, scoprendo le strutture e ripristinando la copertura. A sua volta la grande villa aveva subito danni gravissimi, culminati nel crollo totale dell'ala a ovest.

A guerra finita la villa si trovava in uno stato di gravissimo decadimento per cui si dovette procedere subito ad opere di presidio onde evitare ulteriori e irreparabili crolli. A questo scopo si diede inizio al ripristino delle principali strutture e al relativo rafforzamento, peraltro con il preciso ed inderogabile intendimento di riportare l'ambiente allo stato in cui si trovava allorché vi abitava Marconi e ivi compiva i suoi primi storici esperimenti. Questi lavori occuparono molti anni sia per le scarse disponibilità della Fondazione e sia per le difficoltà incontrate nei lavori di riparazione e ripristino.

Si deve alla passione e all'impegno dell'ing. Mario Baldini e dell'on.le Raimondo Manzini prima e dell'on.le Giovanni Elkan poi, se fu possibile, tra mille difficoltà e croniche mancanze di fondi, restituire alla Villa Griffone lo splendore originario e alla Fondazione Marconi una nuova vita. C'è una data che può essere presa come quella della rinascita della Fondazione: è il 3 ottobre 1965 quando, in occasione della "Giornata di Marconi", viene inaugurata l'Aula Magna, ricavata dall'antico fienile della Villa. Poco dopo la Fondazione Marconi attiva le fondamentali collaborazioni con l'Università di Bologna e con la Fondazione Ugo Bordoni e nasce così il Centro Onde Millimetriche.

Si giunge al 1974. È l'anno del centenario della nascita di Guglielmo Marconi e le istituzioni e l'opinione pubblica riscoprono il nostro grande scienziato. Arriva qualche finanziamento pubblico, ma sono sopratutto i Rotary Club bolognesi ad impegnarsi concretamente per ricordare il loro concittadino rotariano. Poco interessati a formule puramente celebrative, essi decidono di puntare su realizzazioni concrete a favore della collettività: viene così realizzata e arredata, al piano terra di Villa Griffone, la biblioteca. All'interno della biblioteca viene anche installata una bella vetrina che ospita una raccolta di ricostruzioni di apparati marconiani. Questa piccola esposizione può essere considerata il primo nucleo del Museo Marconi: dopo quarant'anni Villa Griffone torna finalmente a ospitare apparecchiature che ricordano le attività di Marconi.

Passano gli anni, la Fondazione Marconi è ormai un ente di ricerca di fama internazionale che, sotto la guida del Prof. Gian Carlo Corazza, coordina progetti d'avanguardia in numerosi settori delle radiocomunicazioni, in particolare quello delle comunicazioni mobili. La collezione del Museo rimane però confinata in quella piccola vetrina della biblioteca, e la Fondazione non è in grado di consentire un regolare flusso di visite a Villa Griffone, visite che rimangono limitate a poche centinaia di persone all'anno, per lo più studenti di scuole del bolognese.

La prima svolta avviene alla metà degli anni '80. L'amministrazione comunale di Bologna decide di investire risorse e competenze nella valorizzazione e nella diffusione della cultura scientifica e, alla ricerca di partner sul territorio, trova naturale rivolgersi all'Università, centro di produzione del sapere per eccellenza, e alla Fondazione Marconi, che unisce le grandi competenze scientifiche del centro di ricerca al fascino dell'opera pionieristica del genio bolognese. La collaborazione che ne nasce costituisce un esempio forse unico nel panorama italiano di joint-venture culturale, e la Fondazione vi partecipa attraverso un gruppo di lavoro guidato dal prof. Gabriele Falciasecca, che in seguito diverrà il responsabile dell'intero progetto. Nasce la mostra Energia, cui fanno rapidamente seguito Informazione e Scienza o Magia?, presentata per la prima volta nel 1988 a Rovereto e replicata con grande successo a Bologna nel 1991. Nel sottotitolo se capisco è scienza, se non capisco è magia è sintetizzato l'approccio che costituisce il fondamento di quell'esperienza: mettere il visitatore nelle condizioni di interessarsi delle meraviglie della natura e di godere delle innovazioni tecnologiche nel modo più semplice e diretto: giocando. Per questo, accanto all'utilizzo delle metodiche più sofisticate offerte dalla tecnologia, è sempre costante il ricorso a quelle più quotidiane pensate proprio per far trovare anche al visitatore più distratto lo scienziato che è dentro di lui.

Diversi allestimenti delle varie mostre vengono ospitati in numerose città italiane (Firenze, Napoli, Rimini), sempre con grande successo. Nel 1995, in occasione del centenario dell'invenzione della radio, la denominazione Scienza o Magia? diventa il marchio ufficiale che raggruppa i tre enti e le iniziative espositive si moltiplicano. A Bologna viene allestita la mostra Radio: da Marconi alla musica delle stelle, replicata poi all'estero, in Irlanda e a New York con il nome Wireless Revolution. La straordinaria esperienza di Scienza o Magia? genera un enorme patrimonio di competenze, esperienze, collaborazioni nel campo della divulgazione scientifica e ora la Fondazione è pronta per intraprendere un proprio autonomo percorso.

Nel 1995 si celebra, come si è detto, il centenario dell'invenzione della radio. La Fondazione Marconi, insieme al comitato nazionale all'uopo istituito, coordina un vastissimo programma di celebrazioni finanziate dallo Stato tramite una apposita legge.

Questi finanziamenti permettono l'acquisizione dei due fondi che costituiscono tuttora la struttura portante del Museo Marconi e del Centro storico documentale di Villa Griffone: la collezione Bigazzi, straordinario insieme di repliche funzionanti degli apparati che hanno fatto la storia della radiotelegrafia, e il fondo Soresini, vasta collezione di monografie, fotografie, documenti e autografi sulla storia delle radiocomunicazioni. Ora a Villa Griffone c'è materiale per allestire un vero e proprio museo e si dà l'avvio a un programma di ristrutturazione e sistemazione degli spazi interni per fare posto alla nascente esposizione.

Si decide di recuperare a spazio espositivo una parte dell'ultimo piano di Villa Griffone, proprio quei locali dove sorgeva il primo laboratorio di Marconi. Ancora grazie a un finanziamento dei Rotary Club bolognesi viene quindi progettata la ricostruzione della "stanza dei bachi", il laboratorio che il giovane Guglielmo aveva attrezzato nella soffitta dove il padre allevava i bachi da seta. La ricostruzione impegna i ricercatori della Fondazione per oltre un anno, ma il risultato è entusiasmante. Grazie all'utilizzo esclusivo di materiali e tecnologie d'epoca e ad approfondite ricerche su testimonianze e fonti scritte (fondamentale al proposito il ritrovamento a Roma dei quaderni di Marconi) e iconografiche, viene allestita una riproduzione assolutamente fedele del laboratorio. Entrare in quello spazio è una sorta di viaggio all'indietro nel tempo e l'atmosfera è talmente carica di suggestioni che ci si aspetta quasi di veder comparire il giovane Guglielmo per celebrare qualche misterioso esperimento. La "stanza dei bachi" viene aperta ufficialmente il 25 aprile 1996, nel corso della Giornata di Marconi.

Negli anni successivi, presidente il Prof. Gabriele Falciasecca, viene completata la riorganizzazione degli spazi intorno al laboratorio, questa volta grazie al sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna. Vengono impiegati materiali derivati dalle esperienze di Scienza o Magia?, ma anche realizzati nuovi exhibit interattivi, sempre con la stessa filosofia dell'hands-on, della forte interazione fra visitatore e oggetto esposto. Contemporaneamente viene ampliata, con l'inserimento di molti apparati d'epoca, l'esposizione nella storica biblioteca, che diventa la prima sala del percorso espositivo. Il 29 settembre 1999, in una Villa Griffone gremita di persone, viene inaugurato il nuovo Museo Marconi.

Oggi, il Museo Marconi è visitato da migliaia di persone ogni anno, ma le richieste superano di gran lunga le capacità ricettive di Villa Griffone, inevitabilmente limitate dalla necessità di mantenere un equilibrio tra le molte attività della Fondazione.

A oltre quindici anni dall'inaugurazione, il Museo Marconi mantiene intatte le sue caratteristiche di unicità all'interno del panorama dei musei scientifici, potendo accostare, caso forse unico al mondo, le più moderne modalità divulgative al fascino senza tempo del luogo che ha visto nascere la più straordinaria invenzione dell'età contemporanea: la comunicazione senza fili.

 

nota storica

 

 

   


David Sarnoffsarnoff

Marconi è stato l'artefice dell'odierna civiltà della radio. Tutti coloro che, con spirito di iniziativa e perseveranza, ci hanno portato al grado di sviluppo odierno hanno costruito sulle fondamenta gettate da Marconi. Tutti lo hanno considerato il genio tutelare del loro lavoro.



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